Milei è il nuovo presidente dell’Argentina

Milei è il nuovo presidente dell’Argentina

Il ballottaggio delle presidenziali argentine si è concluso con la vittoria del candidato di estrema destra Javier Milei. 56% a 44% è il risultato della vittoria netta del leader de La Libertà Avanza. Sconfitto Sergio Massa, candidato peronista di centro-sinistra e ministro dell’Economia uscente. 

La vittoria di Milei è stata trainata da una narrazione fortemente “anti-casta” che ha fatto presa su una popolazione tediata dagli scandali e dall’inflazione, quest’anno già al 142%. Tema centrale, quello economico, su cui Milei ha promesso misure radicali: chiusura della banca centrale, dollarizzazione dell’economia e tagli drastici alla spesa pubblica. Il Congresso è però lontano dall’essere controllato.

Dopo una campagna elettorale infuocata, gli occhi erano puntati sulle prime parole da presidente, cruciali per la reazione dei mercati (oggi chiusi in Argentina). Nel discorso della vittoria, Milei non ha parlato di economia e ha messo al centro la volontà di “riportare l’Argentina fra le potenze mondiali”. “Make Argentina great again!” ha postato Trump in segno di appoggio.

Il destino di Buenos Aires nell’arena internazionale è quello di molti paesi del mondo: fare i conti con le due superpotenze. Collocata nel “giardino di casa” statunitense, l’Argentina è storicamente dominata da Washington. Ma negli ultimi anni le incursioni di Pechino hanno ampiamente interessato l’America Latina. 

Rappresentazione dell’incedere cinese è la base di esplorazione spaziale di Neuquén in Patagonia. Inaugurata nel 2017 ufficialmente a scopi di ricerca, potrebbe nascondere usi a fini militari. Il neopresidente promette di collaborare solo con “le nazioni del mondo libero”, un proposito che escluderebbe Cina e Brasile, con le quali tuttavia gli scambi commerciali sono strettissimi.

Milei ha espresso più volte la volontà di non ratificare l’ingresso fra i paesi del blocco Brics. Azione che segnala il proposito di avvicinare Buenos Aires all’asse washingtoniano. Almeno per i prossimi quattro anni. Eppure, distaccarsi totalmente da uno o dall’altro attore è operazione improbabile, ben oltre i poteri dell’inquilino della Casa Rosada.

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