Se si accende il Venezuela

Se si accende il Venezuela
Domenica si è tenuto in Venezuela un referendum per l’annessione della regione dell’Esequibo, appartenente alla Guyana. Con un’affluenza record e oltre il 95% di preferenze favorevoli, ora cresce il rischio di un’azione militare di Caracas.
La disputa per la regione dell’Esequibo perdura da oltre duecento anni. Appartenente inizialmente al Venezuela, venne poi conteso tra le potenze coloniali della Guyana, ovvero Regno Unito e Paesi Bassi. Dal 2015, quando fu scoperto un importante bacino petrolifero nelle acque al largo dell’Esequibo, il Venezuela rivendica con veemenza questo territorio.
L’Esequibo è una regione estremamente ricca di risorse naturali, tra cui giacimenti di petrolio, oro, gas e uranio. Ma la contesa, secondo il presidente Maduro, riguarda anche una affinità culturale e storica tra il Venezuela e questa regione. E senza mezzi termini ha definito che «l’Esequibo è nostra».
Da anni il Venezuela fronteggia una crisi economica e sociale drammatica. I proventi del petrolio, di cui il paese è ricco, rimangono nelle mani di pochi, acuendo la polarizzazione sociale e la violenza nel paese. Negli ultimi mesi la presidenza di Maduro era sull’orlo di un drastico calo nei consensi.
Oggi Maduro arriva a minacciare un’invasione militare in Guyana. Il Brasile ha intensificato il numero di truppe presenti al confine con i due Stati. Mentre anche l’Uruguay monitora con attenzione le vicende venezuelane. Perché un eventuale conflitto getterebbe la regione nel caos.
L’obiettivo degli apparati venezuelani era quello di sfruttare strumentalmente la contesa dell’Esequibo per distogliere l’attenzione dalle criticità interne e invertire la tendenza innescata. Per Caracas un’invasione terrestre sarebbe oltremodo suicidaria, incapace persino di amministrare il proprio territorio. Eppure Maduro, messo alle strette, potrebbe rischiare un fatale colpo di mano. E accendere così un nuovo fuoco.

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