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Perché Israele ha bombardato Damasco

Perché Israele ha bombardato Damasco

Mercoledì l’esercito dello Stato ebraico ha lanciato un attacco aereo contro la capitale siriana, colpendo il ministero della Difesa e un’area limitrofa al palazzo presidenziale.

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Ufficialmente il raid sarebbe avvenuto per «proteggere la minoranza drusa» nella parte meridionale della Siria, al centro delle violenze sistematiche dei beduini e delle Forze governative damascene.

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Per Israele occasione strumentale da cogliere al balzo per presentarsi come il difensore del popolo oppresso dal regime siriano.

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Etnicamente arabi, i drusi sono una comunità religiosa nata nel X secolo da una costola dell’Islam sciita che unisce elementi cristiani, ebraici, induisti ed esoterici. Oggi quasi la metà dell’intero gruppo religioso vive in Siria, ma Israele ne ospita almeno 140mila.

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Oltre a essere ampiamente integrata nello Stato ebraico, la comunità drusa è l’unica minoranza araba che presta servizio di leva obbligatorio nell’esercito. Negli ultimi giorni migliaia di drusi israeliani hanno raggiunto il confine con la Siria per manifestare contro i «massacri perpetrati dal governo di Damasco».

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Ma i bombardamenti condotti da Tsahal non dipendono (esclusivamente) dalla questione drusa.

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Temporaneamente archiviato lo scontro diretto con Teheran, l’attacco gerosolimitano è utile per colpire direttamente il regime siriano. Per scorno dell’amministrazione americana, da mesi impegnata a sopire le tensioni tra i due paesi.

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I raid segnalano anche un palmare messaggio alla Turchia, che da anni spalleggia e addestra i miliziani di Hay’at Tahrir al-Sham, integrati nell’esercito siriano in seguito al crollo del regime alauita.

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Lo Stato ebraico non intende lasciare la Siria nelle mani di Ankara. Neppure se impegnato in altri sei fronti di guerra.

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